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26 Giugno 2020

26 Giugno 2020

I vostri figli conoscono la malattia mentale

Ecco perché Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli ha vinto il Premio Strega Giovani 2020

di Alessia Aulicino

Daniele Mencarelli - Tutto chiede salvezza Mondadori_timeline

Salvezza è una parola latina che deriva dall’aggettivo salvus. Significa “salvo, sano, integro”, ma se riferito alle persone ha anche un altro valore: significa “vivente”. Essere “salvi” nell’antica Roma era una condizione fondamentale per la vita: sei salvo se respiri, se parli, se ti muovi.

La salvezza chiesta da Daniele Mencarelli è diversa: ha solo vent’anni, ma per lui la vita è già un contratto con troppe clausole. La peggiore è quella di accettare che il dolore del mondo non lo scalfisca, osservare le sofferenze degli altri e restarne indifferente. È a causa di ciò che una sera la sua furia diventa incontenibile, la scarica tutta tra le pareti di casa, e per fermarlo serve l’intervento dei sanitari. Daniele viene ricoverato in un ospedale psichiatrico, durata del suo TSO: una settimana. È l’estate del 1994, l’Italia arriverà in finale ai mondiali dopo un inizio poco brillante, perderà ai rigori contro il Brasile. Baggio, prima di andare a letto, ancora ci pensa.

Si può curare un cervello come si prescrive una pillola per il cuore, il fegato, o si salda una frattura ossea?

La convivenza con i compagni di stanza non parte bene, Daniele ha l’impressione che quelli, a differenza sua, siano matti sul serio. Madonnina vive in un mondo onirico e parla solo a Maria, Gianluca è un bipolare che si veste da donna, Mario ha la fissa per l’albero fuori dalla finestra, Alessandro è catatonico, resta fisso e basta. Quello che Daniele non sa ancora è che in mezzo a loro scoprirà il senso vero dell’amicizia, una solidarietà che esiste solo tra chi condivide lo stesso destino.

Una rivalsa che ha conquistato il Premio Strega Giovani 2020

Tutto chiede salvezza (Mondadori) ha da poco conquistato il Premio Strega Giovani, un traguardo tutt’altro che annunciato. Mai come quest’anno, la scelta di titoli appetibili per gli studenti delle scuole superiori era davvero ampia: Giovanissimi di Alessio Forgione, Febbre di Jonathan Bazzi, Breve storia del mio silenzio di Giuseppe Lupo, tutti catalogabili come romanzi di formazione, seppur con tematiche diverse. Non influisce nemmeno il calcio che, a discapito della quarta di copertina, resta solo sullo sfondo e pure in un angolo. C’entra, questo è certo, che Tutto chiede salvezza sia un libro poetico, ben scritto e con personaggi difficili da dimenticare. Ma anche che il disagio psichico, soprattutto in età adolescenziale, resti una piaga tangibile e di cui la letteratura italiana recente non si è interessata.

Come tanti, Daniele è un ragazzo allo sbando, nel weekend abusa di droghe e alcool, unici strumenti per mettere in stand-by la testa. Il suo dramma personale deve scontrarsi con quello collettivo, la mancanza di spazi, l’odore acre di sudore che impregna la stanza. Perché il romanzo di Mencarelli, pur sviluppandosi nell’arco temporale di una sola settimana (perfetta la scelta di scandire i capitoli con i giorni), è anch’esso un romanzo di formazione: la crescita del protagonista inizia con un fallimento e finisce con la consapevolezza di essersi fatto uomo.

La salvezza di Daniele non è altro che la rivalsa di un poeta verso la vita, non perché abbia sconfitto il dolore, ma perché ha imparato a traslarlo in qualcosa di più potente. Come nel suo libro d’esordio La casa degli sguardi, reduce da un clamoroso successo editoriale, la malattia invisibile “all’altezza del cuore o del cervello” è la porta d’accesso per uno sguardo nuovo sul mondo. E se in passato i suoi occhi si erano soffermati sui piccoli pazienti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, stavolta l’attenzione è per gli adulti. Dimenticati, buttati ai margini della società, curati sempre un po’ a metà. Perché il grande interrogativo di Tutto chiede salvezza è: si può curare un cervello allo stesso modo con cui si prescrive una pillola per il cuore, il fegato, o saldare una frattura ossea?

Daniele Mencarelli, vincitore del Premio Strega Giovani 2020 con Tutto chiede salvezza

Forse è arrivato il momento di accettare una grande verità: che il cervello è un organo come gli altri, eppure non può essere trattato come gli altri. Nel 2020 il disagio psichico resta un tabù: per molti la depressione è un momento passeggero di tristezza, il disturbo bipolare un modo alternativo per dire che sei lunatico, il D.O.C (Disturbo Ossessivo Compulsivo) una semplice fissazione per l’ordine e la pulizia. A ciò si unisce la mancata sensibilità di una parte della classe medica, perché se per trattare altri mali non è sempre fondamentale l’aspetto umano dello specialista, i pazienti psichiatrici necessitano di sentirsi compresi, ricordati, accettati. 

Così, tutti chiediamo salvezza. Quella degli antichi romani e quella di oggi, una salvezza che esula dal corpo, invocata dall’anima, lì dove la chimica non basta e l’unica medicina è la nostra umanità.

Alessia Aulicino

Giornalista. La maggior parte delle sue giornale la passa ad ascoltare le vite degli altri, oppure a inventarne di nuove.