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Dove ci eravamo interrotti: compendio di editoria con Covid

Lockdown, legge Levi, festival letterari… come tutto il mondo del libro è cambiato (e come ancora cambierà) in seguito alla pandemia

Domenica 17 maggio si è conclusa una ricchissima edizione EXTRA del Salone del Libro di Torino. Quest’anno gli storici incontri con gli autori sono stati spostati online (con ottimi risultati se consideriamo l’abbattimento delle canoniche cinque ore complessive di fila). Però al tempo stesso la fiera dell’editoria vera e propria non ha potuto (ancora) avere luogo per via delle misure di sicurezza anti-Covid, penalizzando gli editori, specie quelli medio-piccoli che faticano ad entrare in libreria, e anche l’organizzazione del Salone, privata della risonanza sulla stampa e degli introiti provenienti dal prezzo dei biglietti.

Salone del libro di Torino 2020 Altre forme di vita
La locandina del Salone del Libro

A partire dal 12 maggio sono riprese le pubblicazioni, e presto riapriranno tutte le librerie. Forse, come suggeriva il direttore creativo del Salone Nicola Lagioia in un articolo di qualche settimana fa su Internazionale, è tardi per pensare a una strategia utile a rimettere in carreggiata il mondo dell’editoria; ma forse questo è il momento giusto per provare a tirare le somme.

Da dove vi parlo

Geograficamente, è poco interessante perché, come dicevo, è stato possibile seguire il Salone Extra via schermo. Un’altra cosa è la posizione di chi scrive nei confronti dell’editoria in generale: come già detto, siamo appassionati non direttamente coinvolti nelle sorti del libro (nel senso che non è il nostro mestiere). Per questo vogliamo provare a fare qualche considerazione disinteressata, che punta più all’etica del mercato librario che alla sua reale sussistenza (sebbene ovviamente siano collegate).

I lettori (come noi) sono entusiasti della riapertura, sebbene anche i più tecnoscettici abbiano trovato in questo periodo iniziative di librerie indipendenti e piccole catene che offrivano consegna a domicilio. Più interessante è la questione della ripresa delle pubblicazioni: i titoli che erano stati programmati per l’uscita in primavera, infatti, si sono fatti attendere. Di conseguenza, con il blocco degli editori, la principale preoccupazione è stata per quei gruppi medio-piccoli che rischiavano di non riaprire più – e in effetti, pare che alcuni non riapriranno. La scelta di tenere fermo un settore che già prima non navigava nell’oro, per quanto obbligata, ha comportato più timori che sicurezze, a maggior ragione tenendo conto di quanta parte del guadagno editoriale proviene dalle cosiddette “nuove uscite”.

Lo stato dell’arte

Ci siamo salutati a marzo con fior di calendari editoriali e progetti in corso d’opera. Ci risvegliamo a metà maggio con gli eventi tutti cancellati. I calendari delle uscite sono slittati e non sappiamo con precisione quando (e se) torneranno a riallinearsi. I festival solo saltati, rimandati, o nella migliore delle ipotesi sono passati a formule miste video-radio-in presentia, ibride o, come dice ancora Nicola Lagioia, anfibie, un mandarancio diceva qualcun altro.

I numeri dell’editoria durante il lockdown sono stati riassunti da Oliviero Ponte Di Pino in un articolo per Doppiozero del 6 aprile. In linea di massima, la quota dei libri digitali venduti (che in Italia è sembra stata piuttosto minuta) è cresciuta un po’, ma non abbastanza da appianare o perlomeno rendere meno voraginoso il buco dovuto alla chiusura delle librerie. Tra le altre cose, questo ci fa capire quanto ancora i lettori siano legati all’idea del libro di carta, di uscire di casa e andare in libreria.

C’è di più: quando ci siamo lasciati, la bilancia pendeva fortemente e senza possibilità d’inversione a favore delle catene di librerie e della grande distribuzione. Oggi, con l’entrata in vigore della nuova legge Levi, tanto le grandi quanto le piccole librerie sono vincolate a uno sconto massimo del 5% del prezzo di copertina (escluse eccezioni). Questo sembrerebbe da un lato sfavorire l’acquisto di libri in generale, ma dall’altro redistribuire la circolazione a favore delle librerie indipendenti. Dico sembrerebbe perché, in effetti, la legge è entrata in vigore con le librerie, gradi e piccole, tutte chiuse, e ancora non riusciamo a fare una previsione delle nostre abitudini d’acquisto post-Covid.

In mezzo a tutte queste incertezze, la proposta di riaprire in anticipo le librerie (annunciata, poi posticipata, contrastata dalle singole regioni, e infine affossata) è stata senza dubbio un azzardo. Ma arrivati a questo punto il rischio è né più né meno quello della riapertura di molte altre attività commerciali.

I titoli

E allora siamo pronti a togliere il pigiama, indossare guanti e mascherina, e andare nella nostra libreria di fiducia (se non ne avete una, basta chiedere!). Ecco una personalissima selezione a scatola chiusa dei titoli più interessanti che troveremo sugli scaffali:

  1. Lo scarafaggio di Ian McEwan (Einaudi, romanzo): un giochetto semiserio e un po’ intellettuale che prende in prestito dalla cronaca e si fa spazio tra la satira.
  2. Quichotte di Salman Rushdie (Mondadori, romanzo): grande autore, presente in video al Salone Extra, ci ha raccontato quali sono le influenze di questo nuovo romanzo. Sicuramente c’è il Don Chisciotte (già riscritto da Arturo Pérez-Reverte edito Rizzoli), ma anche Pinocchio.
  3. Invisibili di Caroline Criado Perez (Einaudi, saggistica): lanciato con una brillante campagna social dall’editore Einaudi, che fa presagire un approccio a tutto tondo: dalle disparità di genere nell’assetto sociale all’annosa questione della medicina di genere.
  4. Il muro di John Lanchester (Sellerio, romanzo): mormorato distopico inglese dalla quarta di copertina magnetica. Gioca a suo favore una orami consolidata fiducia nell’editore Sellerio.
  5. Ho fatto la spia di Joyce Carol Oates (La nave di Teseo, romanzo): i pochi fortunati che sono riusciti a metterci su la mani prima dell’arrivo in libreria sono stati conquistati.
  6. The Apocalypse Game di Rob Sears (Il Saggiatore, ?): uno di quei libri incomprensibili, forse uno di quegli azzardi che ogni tanto Il Saggiatore si concede (nel solco di Segui questo filo di Henry Eliot). Qualunque cosa sia, la sinossi non basta a descriverla: l’unico modo è andare in libreria e sfogliarlo.
  7. Se scorre il sangue di Stephen King (Sperling & Kupfer, racconti): per i forti di cuore, racconti di Stephen King, non penso ci sia altro da dire.

Al mio via scatenate shopper di tela e carte fedeltà.


L’immagine di copertina raffigura la colonna di libri simbolo del Salone del Libro di Torino; è stata pubblicata da MAMe.

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