Un titolo poco convincente, come tutto del resto

Le nostre anime di notte

Necessaria premessa: ho letto Our souls at night in lingua originale, ma mi è capitato di leggere anche l’incipit italiano e la mia impressione è che non ci siano enormi differenze. Di sicuro l’inglese si presta di più allo stile piano e secchissimo dell’autore, ma in buona sostanza parliamo dello stesso romanzo.

Le nostre anime di notte di Kent Haruf

Per la trama vi rimando con estrema modestia a Wikipedia (non è pigrizia, è che ho creato io la pagina, mi pare inutile ripetermi).

Saltando subito alle conclusioni, vorrei soffermarmi su qualcosa di grosso e di molto poco convincente, e cioè la storia. Per i primi due terzi del libro la situazione non fa altro che trasformarsi seguendo, se vogliamo, un percorso abbastanza naturale.

«Vuoi passare le notti da me?» domanda Addie (caporali miei, i dialoghi nel libro sono tutti senza virgolette). E a partire da questa inconsueta e coraggiosa proposta il rapporto tra lei e Louis si va definendo sempre di più. Passa attraverso l’entrata in scena del nipotino di Addie, il racconto dei rispettivi matrimoni e della morte dei rispettivi coniugi, e poi gite in campagna, teatro eccetera. In pratica non succede niente. Dopo il primo capitolo e in minima parte dopo l’arrivo del bambino, non c’è più un momento di tensione, eccezion fatta per le situazioni da romanzo ottocentesco di “che cosa penserà la gente di noi” a cui mi rifiuto categoricamente di credere. L’effetto molto artificioso è che a questi due vada tutto bene.

Solo a pochi capitoli dalla fine interviene un vero e proprio conflitto, che interromperà (in un certo senso) il loro rapporto e culminerà in un finale tristissimo e in un senso di impotenza quasi assoluto. Questo finale, sebbene annunciato a livello di trama, non è assolutamente preparato a livello di umore, e l’impressione è di passare da un romanzo rosa, non particolarmente leggero, ma in cui sostanzialmente le cose vanno sempre a finire bene, a un romanzo d’autore, ma di un autore senza neanche troppa fantasia, in un finale tutto sommato deludente.

Il lettore ideale

È appassionato di storie d’amore, riesce a mettersi nei panni di due anziani vedovi in una piccola cittadina del Colorado, non ama le descrizioni accurate e tollera i discorsi diretti senza virgolette. Forse il titolo Le nostre anime di notte è perfetto per raggiungere i suoi lettori ideali; a me personalmente non ha impressionato.

Voto: **/5

Questa non è una recensione.


In copertina: foto di Elena Fiori.

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