Una vita di benevolenza cosmica

Benevolenza cosmica

Chi non desidera un universo che non sa far altro che sorridergli? Chi non vorrebbe sfuggire alle leggi del karma e riportare un vantaggio in qualsiasi situazione? In parole povere: a chi non piacerebbe essere Kurt O’Reilly, l’insoddisfatto protagonista di Benevolenza cosmica? Risposta: a me NON piacerebbe.

Benevolenza cosmica, edito Adelphi nel 2019, è stato spacciato per l’esordio dell’anno di un autore, tale Fabio Bacà, di cui nessuno ha mai sentito parlare. Vorrei avanzare qualche dubbio sul fatto che si tratti effettivamente di un esordio e non magari dell’esordio di un ex-ghostwriter o cose del genere. In effetti, la prima cosa che ho pensato quando ho sfilato la fascetta e ho iniziato a leggere è stata: “questa fascetta mente!”. Costui, chiunque egli sia – l’autore intendo – non si è svegliato un mattino e ha scritto un libro in questo modo. Proprio no. Comunque, mettiamo da parte i dubbi sulla paternità dell’opera (e soprattutto quelli sull’onestà della fascetta), ed entriamo nel merito del libro.

Ecco a seguire i miei dubbi esposti secondo un ordine volumetrico:

  1. Romanzo in lingua italiana scritto di un autore (pare) italiano che per qualche motivo che non ci è dato di sapere è ambientato a Londra.
  2. La moglie di Kurt O’Reilly è una scrittrice di successo. Alzi la mano chi è stufo di sentir parlare sempre di scrittori?! 🙌🏻🙌🏻🙌🏻
  3. Credo di aver individuato una connessione con alcune scene molto classiche del crime (soprattutto delle serie tv) e chissà, probabilmente anche con la morale e con lo spirito che questo genere si porta dietro. L’idea è che si può alzare la tensione quanto si vuole, puntare verso la catastrofe, correrle incontro, eppure arrivare comunque al lieto fine ogni. singola. volta. – senza per questo annoiare gli spettatori. Che trasposta in Benevolenza cosmica potrebbe significare: creiamo situazioni potenzialmente mortali anche se il romanzo intero si basa sull’assunto che a questo O’Reilly non può accadere nulla di male. Benissimo. Ma Bacà ci riesce veramente ad alzare la tensione? Per me no.
  4. Ci avviciniamo seriamente ad alcune riflessioni sull’ordine e sul disordine. Grazie tante, mi viene da dire, il protagonista d’altronde fa lo statistico, ci sta che abbia un pensiero al riguardo. E allora perché proprio quando siamo di fronte al mistero dell’ordine innaturale buttiamo tutto alle ortiche tirando in mezzo termini che fanno parte di un lessico ormai considerato oriental-freak? tipo karma, serviva proprio? Molto bello l’uso che ne fa, non lo nego, però è anche vero che ci porta in un universo di significati completamente diversi. Non che sia la parola o il concetto sbagliato, ma usarlo qui mi sembra un po’ sconsiderato.

Il lettore ideale

Vorrebbe credere al karma e a tutte queste cose ma proprio non ce la fa. È cinico e si lascia conquistare da un po’ di belle notizie e da un finalone super-emotivo. Non sono io.

Voto: ***/5

Questa non è una recensione.

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