La polemica intorno al Nobel

Infelicità senza desideri di Peter Handke

Infelicità senza desideri di Peter Handke

Infelicità senza desideri è un romanzo che offri moltissimi spunti di riflessione – non so da dove cominciare. Coesistono in sole 80 pagine la dimensione storica dell’Austria nazista, la condizione femminile nei primi decenni del Novecento e una storia privata molto toccante eppure dura come un ricordo vero.

Qualche tempo dopo il suicidio della madre, il protagonista prende atto che è venuto il momento di fare chiarezza. L’unica maniera è scriverne, raccontare chi era sua madre e chi è stata in passato. Scriverne come terapia, per passare attraverso il dolore del ricordo, assimilare la perdita, affrontare il lutto in una dimensione concreta, ineluttabile, con ogni cosa messa nero su bianco. Così Peter Handke, che nel 2019 ha preso il Premio Nobel per la Letteratura e che, fino a quel momento, era quasi del tutto sconosciuto in Italia, si guadagna un posto nella letteratura mondiale (forse per molto tempo, chi lo sa…).

La polemica intorno al Nobel

Non conosco l’autore, ed è difficile parlarne solo alla luce di un romanzo uscito per la prima volta nel 1972. Non mi sembra di essere di fronte a un Borges o a un rivoluzionario assoluto di questo genere (dà da pensare il fatto che molti “rivoluzionari assoluti” non abbiano affatto preso il Nobel?). Tuttavia capisco le ragioni del premio. Lo stile di Handke è molto sottile, la prosa densa e qui e là lascia cascare una valanga di frasi affilate e profonde che diventeranno massime quando lui sarà morto. A parte gli scherzi, effettivamente si intravede anche in questo libretto un po’ inconsueto (mi dicono) la grandezza della sua prosa – forse, e dico forse, apprezzabile più e meglio in altri romanzi.

Allo stesso tempo capisco anche la ragioni della polemica. Vi risparmio il resoconto, anche perché non molti italiani hanno dimestichezza con la politica dei Balcani nel secondo dopoguerra. Comunque era inevitabile che si sollevasse una discussione intorno a un personaggio così, per una ragione o per un’altra.

Peter Handke
Peter Handke, premio Nobel 2019, CC foto di “Wild + Team Agentur – UNI Salzburg”

La questione, come spesso accade, non ha niente a che vedere con la letteratura, e anzi ruota proprio attorno al diritto dell’autore di essere un personaggio pubblico al di là della letteratura. Personalmente trovo irrilevante il timore di Handke di vedersi sfilare il diritto di essere un personaggio sui generis. Irrilevante allo stesso modo in cui trovo irrilevante l’ansia di comparire non richiesti di alcuni personaggi pubblici piuttosto appariscenti e buoni da farne meme (uno per tutti: Vittorio Sgarbi). Se devo essere onesta, Handke può avere le idee politiche che preferisce – e a giudicare da Infelicità senza desideri le ha. Questo però non lo legittima a sfruttare la sua fama in ambito letterario per farsi portavoce di contronarrazioni pericolose. In parole povere: ogni premio Nobel può pensare quel che vuole, ma non può dire quel che vuole senza far fronte alle conseguenze. Se poi desidera esprimere pubblicamente le sue opinioni storiche sui generis d’accordo. È in corso una raccolta firme per revocare il Nobel ad Handke. Giusto o sbagliato che sia, sono le conseguenze del parlare in pubblico.

Forse sono troppo netta, la libertà di parola è difficile da usare. D’altronde alla domanda Heidegger era un nazista? di solito rispondo Chi se ne frega. Comunque potrei trovare da ridire anche su quegli scrittori come Salman Rushdie che si sono presi la briga di attaccare Handke e nutrire la polemica (non voglio dire à la Sgarbi, mi sembra un po’ troppo…).

Tornando al nostro romanzo, mi sembra utile aggiungere che Infelicità senza desideri è autobiografico. Forse la distinzione tra letteratura e vita non è uno dei punti forti di Handke.

Il lettore ideale

Libro piccolo ma impegnativo, sicuramente adatto a lettori di letteratura ma anche di narrativa storica e di narrativa in generale. Il lettore ideale non teme i nudi fatti. I fatti in questa storia sono quasi violenti, e la loro durezza risulta accentuata perché è un figlio a raccontare la vita di sua madre, morta suicida, eppure sembra non conoscere la compassione. Il lettore ideale legge con calma e scandaglia il testo alla ricerca dei cuori di senso sparsi qua e là.

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