Libro Nero ananas di Valerio Aiolli edito Voland 2019

Piazza Fontana cinquant’anni dopo

Meno di un mese fa è ricorso l’anniversario dei cinquant’anni dalla strage di Piazza Fontana. Per qualche motivo è un evento particolarmente saldo nella memoria degli universitari milanesi, io ne ho approfittato per leggere un libro che ha qualcosa da dire in proposito.

Nero ananas

Nero ananas di Valerio Aiolli, edito Voland nel 2019 è un libro molto interessante. Funziona più o meno così: all’inizio crea un universo denso di personaggi storici e poi procede nei capitoli saltando dalla soggettiva di uno a quella dell’altro, con diversi “lui”, un “io” e anche un “tu”. Ci sono spostamenti geografici, salti temporali e un certo numero di figure misteriose – tutto complicato dalla scelta molto accorta di designarli per soprannome o nome di battaglia.

Arrivati a un certo punto il romanzo mostra un bambino con una sorella anarchica, un judoka fascista, un presidente del consiglio, i servizi segreti, un medico ambiguo e dei giovani veneti che ascoltano vecchi inni del Reich. Tutti questi personaggi hanno qualcosa in comune: stanno facendo i conti con il “botto” di Piazza Fontana a Milano, con le conseguenze che ha sulle loro vite, o che non ha avuto – e soprattutto con quelle che presto avrà. Infatti, ci dice l’autore, il “botto” non è l’inizio della strategia della tensione, ma solo un nodo sanguinoso in una trama che sono occorsi cinquant’anni per portare alla luce. Nero ananas mostra un’Italia scissa fra giovani idealismi già vecchi ma onesti, e sagge vie di mezzo pronte a strumentalizzare l’entusiasmo dei ragazzi per far rivivere un sistema che non c’è più. È difficile dire quanta contemporaneità contenga.

Banca nazionale dell’agricoltura, 12 dicembre 1969 (Archivio Rcs)

Fascismo libera tutti

All’inizio trovavo molto sospetto il successo di critica che ha riscosso questo libro, che pure non è scritto particolarmente bene. È stato addirittura nominato nella dozzina del Premio Strega 2019, poi vinto da un libro che parla precisamente dell’instaurazione al governo del Partito nazionale fascista nell’Italia degli anni Venti del Novecento. Mi pare doverosa una considerazione: tutto questo affollamento di romanzi (o presunti tali) che trattano il tema del regime e poi degli anni di piombo, io non penso sia dovuto solo all’epidemia di romanzo storico che negli ultimi anni è diventata quasi una marca della letteratura italiana. C’è sotto qualcos’altro, e per provare a spiegarmi prendo in prestito le idee di Antonio Scurati.

Nel 2019 è stato per la prima volta possibile scrivere e premiare un romanzo come M. Il figlio del secolo, un romanzo cioè che tratta il fascismo come un fenomeno non solo storico ma soprattutto umano. La ragione è quella che Scurati chiama “fine della pregiudiziale antifascista” che per molti anni ha abitato il nostro sistema politico e cultuale. Esisteva fino ad ora un tabù attorno al fascismo che lo escludeva dal discorso politico e in parte dalla riflessione sulle cause umane non storiche del regime. Ebbene oggi, nota Scurati, quel tabù è venuto meno. Oggi, nella finzione narrativa di un romanzo come Nero ananas (che pure sappiamo essere finzione fino a un certo punto) è perfettamente lecito che un personaggio ci dica: “Io sono fascista”. E d’altra parte è perfettamente lecito che il fascismo, la stessa parola “fascismo”, rientri nella riflessione democratica e costruttiva da cui per anni è stato escluso.

Non voglio speculare sulle cause e sugli effetti di questa fine. Ci sono altre ipotesi sul successo di Nero ananas, per esempio il fatto che la giuria popolare del Premio Strega ha un legame anagrafico con il periodo storico di cui tratta il romanzo. L’idea di Scurati mi sembra comunque qualcosa da tenere in considerazione sia come lettori che come cittadini.

Il lettore ideale

Chiunque conosca un po’ di storia d’Italia. Per i lettori pretenziosi consiglio una variazione sul tema decisamente più pettinata: Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana, Sellerio editore, 2014. Per i lettori pigri il film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana, 2012.


Goodreads

Nero ananasNero ananas by Valerio Aiolli
My rating: 3 of 5 stars

Domanda: perché l’autore cita testualmente le stesse identiche fonti parola per parola che sono citate in alcune pagine Wikipedia??? (per esempio quella su Giangiacomo Feltrinelli modificata l’ultima volta nel marzo 2018)

A parte questo dubbio, l’unica pecca è lo stile.
Mi sento un po’ in colpa a rigirare il coltello nella piaga, ma vorrei parlare di quella preterizione killer che sbuca fuori come un elefante al ciglio della strada. La preterizione è molto peculiare (funziona tipo così: non vi dirò cos’è la preterizione, quella figura retorica di pensiero che oppone una dichiarazione a un’azione, il non voler dire qualcosa al poi effettivamente dirlo). Solo che viene usata ben due volte di seguito in un certo passaggio, anche se prima d’ora non c’era quasi mai stata metanarrazione, mentre da qui in poi comincerà a essercene come se piovesse. L’effetto è quello di una freccia luminosa piazzata sopra il paragrafo che dice “citazione forbita”. In più secondo me c’è un carico un po’ esagerato di riferimenti letterari e mitici (meno in narratori come l’armaiolo o il nostalgico hitleriano, ma comunque le trovo fuori posto).

Questa non è una recensione.

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