Aristotele e il TedTalk

La retorica antica di Roland Barthes

Questa settimana si parla di un piccolo classico della saggistica, piccolo e classico in tutti i sensi.

La retorica antica. Alle origini del linguaggio letterario e delle tecniche di comunicazione sembra una cosa grossa e noiosa, e so già che qualcuno ha scrollato appena ha letto la temibile parola “saggistica”. Ma per i prodi e i coraggiosi c’è una sorpresa: in realtà è un libello divulgativo di neanche 130 pagine che potrebbe essere riassunto tutto nello spazio di questa non-recensione. L’autore è Roland Barthes che, per chi non lo conoscesse, è uno dei più importanti teorici della comunicazione del Novecento – per dire, uno che sa come farsi ascoltare. Stramberie editoriali: l’ultima edizione italiana de La retorica antica è del 2000 eppure, oltre a essere reperibile tra i libri usati, si trova ancora nelle librerie normali, provare per credere.

Tutto considerato siamo in un periodo in cui la cosiddetta “arte retorica” non gode di una brillante reputazione. Alcuni pensano che sia la causa della scarsa trasparenza dei discorsi pubblici, soprattuto politici. Ma, quasi inutile dirlo, se una bicicletta investe un tizio non significa necessariamente che vadano demonizzate tutte le biciclette (qualcuno la annoti fra le perle di saggezza, presto!). L’obiettivo di Barthes è parlare dell’arte retorica per quello che è e non per quello che l’opinione pubblica sua contemporanea credeva. Parlare di retorica antica significa mettere bene in chiaro che la retorica è una cosa antica, che è nata insieme al discorso pubblico e che a lungo, con alti a bassi storici, è stata la struttura su cui questo tipo di comunicazione si è retta. Eppure all’improvviso è diventata propaganda, artificio, luoghi comuni, e a Barthes questa cosa non va giù.

Tutti noi a scuola abbiamo studiato le figure retoriche della poesia tipo sineddoche metafora e metonimia, e normalmente la nostra conoscenza della retorica si ferma lì. Quello che Barthes fa in questo libello è ignorare quasi del tutto l’aspetto letterario per concentrarsi invece su tutto quell’abisso retorico che è la strutturazione del discorso, l’ordine delle parti, il rapporto tra il retore e il suo uditorio eccetera. Il sottotitolo di questo libro potrebbe praticamente essere: come tenere un TedTalk. Magari non vi capiterà mai l’occasione di parlare in pubblico, ma secondo me è comunque utile sapere come si fa, se non altro per capire che cosa sta succedendo quando voi siete il pubblico (magari vontante).

Il lettore ideale

Ha un minimo di preparazione umanistica, sarebbe meglio se leggesse il greco, è interessato alla politica e conosce i modelli del discorso pubblico contemporaneo (incluse la pubblicità politica, i talk show con strilli-effetto-pollaio e il canale TikTok di Salvini – sic!).


Questa settimana Goodreads non c’è, long story short: sono stata così impegnata a preparare l’uscita di typoes.it non ho avuto il tempo di scrivere neanche una riga. È un progetto a cui sto lavorando insieme a un mucchio di altra gente, vi consiglio di darci un’occhiata. Presto inizieremo a pubblicare delle vere recensioni.

perchè Questa non è una recensione.

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Una risposta a “Aristotele e il TedTalk”

  1. […] Leggi l’articolo su: nonbookblogger.it. […]

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