Trilogia della città di K. di Agota Kristof

Pare che sia quasi un classico, beh forse non abbastanza! Un’osservazione sul contenuto e una sulla forma:

Primo (contiene spoiler): la storia da cui partiamo è molto movimentata e abbastanza vaga da sembrare affascinante, ammesso che uno tolleri la violenza. Però questa storia s’interrompe a un certo punto della trilogia, e da lì in avanti è tutto un tentativo di negarla con un intrico di stratagemmi, invenzioni, finzioni, allucinazioni, fantasie, traumi e amare riscritture adulte delle vicende di quei primi due narratori bambini (che all’inizio sono addirittura un solo Noi). È difficile non sentirsi traditi da questo brusco cambio di direzione, da tutta questa improvvisa maturità e disillusione, come a dire: “fine degli eroi, non ci crediamo più”. Fino al secondo libro ci potevo anche stare, poi ho preso tutto sulle scatole e non ho creduto più a niente.

Un peccato, perché l’inizio aveva moltissimi punti a suo favore: innanzitutto la peculiarità del narratore plurale che personalmente adoro – se conoscete altri libri che lo utilizzano (eccetto Le vergini suicide di Eugenides) aspetto consigli! Poi c’era il fattore mistero, di nuovo nelle mie corde: la vicenda accade contemporaneamente a una guerra che non viene mai definita storicamente, in un paese di cui non si fa mai il nome, si parla di lingue, di occupazioni, di eserciti ecc. ma sempre senza esplicitare, come a voler dire fin dall’inizio: tutto questo è il racconto di un bambino (o due) a proposito della guerra, e la guerra è sempre uguale in tutti i paesi e in tutte le epoche. Perde verosimiglianza ma guadagna molto fascino.

Secondo, cioè la nota stilistica: mi piace sempre ricordare che alcuni grandi capolavori della letteratura sono stati originariamente scritti in una lingua appresa, con cui l’autore talvolta non aveva neanche una grande dimestichezza (tipo Lolita di Nabokov, scritto in inglese). Questo è un altro di quei casi: da autrice ungherese nasce non un solo libro bensì tutta una trilogia scritta completamente in francese. L’effetto mette insieme parole molto precise, una sintassi rapida e semplicissima e un linguaggio complessivo tutto sommato instabile, molto adatto ai narratori bambini (?) di questa storia. Quando si dice fare di necessità virtù.

Il lettore ideale

In tanti dovrebbero leggere La trilogia della città di K., soprattutto quelli che hanno qualche velleità di scrittori… non sto dicendo che sia imprescindibile, ma che può far apprezzare o ripensare il proprio status quo in fatto di scrittura. Quella semplicità sintattica indotta dall'”analfabetismo” della Kristof è una cosa che soprattutto gli autori più ampollosi dovrebbero provare a padroneggiare.


Goodreads

Trilogia della città di K.Trilogia della città di K. by Ágota Kristóf
My rating: 4 of 5 stars

Dipende tutto dal gusto, il libro è scritto benissimo ma alcune peculiarità possono piacere o non piacere.
Dubbio che riguarda l’edizione: già i tre libri sono molto diversi tra di loro e i passaggi dall’uno all’altro sono bruschi e spiazzanti – non è che per caso avrebbe potuto essere una buona idea usare lo stesso traduttore per tutti e tre i libri? Niente da dire sulle traduzioni in generale, mi chiedo solo se una traduzione più uniforme avrebbe ridotto il senso di spaesamento.
Dubbi a parte, molto bello.

Questa non è una recensione.

Immagine di copertina di Stijn Swinnen su Unsplash.

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Una risposta a “Trilogia della città di K. di Agota Kristof”

  1. […] Leggi l’articolo su: nonbookblogger.it. […]

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